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Il periodo nel quale l'Italia è stata costretta a rinchiudersi in casa per affrontare la pandemia da Coronavirus ha determinato le condizioni per una crisi economica senza precedenti. Ben 600.000 i posti di lavoro in meno rispetto al mese di febbraio di quest'anno, quindi in confronto al periodo pre - covid. Anche la Calabria ha pagato un prezzo altissimo sul fronte occupazionale con ben 30.000 posti di lavoro in meno e con 9.000 aziende che rischiano di chiudere definitivamente.  La disoccupazione quindi risale a livello nazionale e si aggrava anche nella regione fra le più disoccupate d'Europa, la terra di Calabria da sempre debole sul piano occupazionale. Ma per assurdo i risvolti della crisi economica per il Covid si percepiscono di più in altre Regioni che in Calabria dove la disoccupazione è un male atavico al quale il popolo calabrese è abituato. Del resto su 1.800.000 abitanti reali i percettori di una pensione a vario titolo sono ben 770.003 (ultimo dato Inps al 31 dicembre 2020), i percettori del reddito di cittadinanza sono circa 90.000 e gli impiegati pubblici circa 110.000. Quasi un milione di calabresi, il 60% dell'intera popolazione. Una terra assistita che percepisce ben poco le crisi del sistema produttivo o del mondo industriale, essendo questo particolare settore da sempre assente o poco presente nel sistema sociale ed economico della Calabria. Un paradosso ma è così. Il sistema familistico, la grande diffusione delle pensioni per una popolazione sempre più anziana ed un sistema di assistenza capillare rende la popolazione calabrese immune da grandi crisi economiche che altrove potrebbero determinare proteste sociali o sommovimenti popolari. Un sistema sociale basato su un record europeo, la Regione con la più alta percentuale di pensionati, cioè il 43% della popolazione, a fronte di una Lombardia, solo per fare un confronto, dove la percentuale dei pensionati si ferma al 21%, meno della metà della Calabria. In un simile contesto sperare in un cambiamento è solo una grande utopia. I cambiamenti sono riservati alle nuove generazioni che in Calabria sono una piccola minoranza essendo almeno in 300.000 i giorni che hanno abbandonato la Calabria negli ultimi dieci anni per andare a lavorare altrove e per inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni di realizzazione sociale e lavorativa che in Calabria sono preclusi da sempre.

Redazione

I fondi Europei destinati alla Calabria per agevolarne lo sviluppo con la costruzione di un tessuto produttivo che gli potesse consentire di allinearsi alle altre regioni italiane vengono erogati sin dal lontanissimo 1988. Sono ben 32 anni con cinque periodi di programmazione ( 1988 - 1993:; 1994 - 1999; 2000 - 2006; 2007 - 2013; 2013 - 2020 ) che in Calabria la Regione è chiamata a gestire e programmare i Fondi Por. Una storia infinita, lunghissima che ad essere sinceri ha costruito ben poco. Anzi di duraturo quasi nulla. Infatti i dati economici della Calabria del 1988 erano molto più floridi rispetto a quelli degli ultimi anni. Una favola, quella dei fondi Europei, che andrebbe analizzata con cura e, soprattutto, con la lanterna della verità. A nulla servono le costose e fasulle redazioni dei soliti libri dei sogni spesso finanziati da enti locali in mano ai politici o redatti da centri studi e di ricerca economica sempre lautamente e profumatamente finanziati da lobby politiche. Ma non è certo necessario essere un famoso ed illustre economista o un pomposo docente universitario che ha fatto carriera spesso e sovente per l'appartenenza a qualche partito politico, per poter affermare che il mare di finanziamenti europei spesi in Calabria non hanno sortito gli effetti sperati. La Calabria era ultima nelle graduatorie economiche negli anni '80 ed ultima è ancora oggi dope ben 32 anni. Ma una seria analisi dovrebbe anche quantificare il danno che un sistema clientelare, affaristico e illegale ha determinato nella gestione dei fondi. Molti degli stessi sono ritornati indietro per incapacità di spesa e di progettazione. Altri sono finiti nelle mani di tanti faccendieri, anzi, per meglio dire, "Prenditori" che hanno usufruito di cospicui finanziamenti per costruire fabbriche farlocche e sparire con il maltolto. Centinaia e centinaia negli anni le truffe alla CEE. Centinaia le inchieste giudiziarie sin dagli anni '80 dove si accertava l'uso distorto e truffaldino dei fondi della Comunità Europea. Quanti capannoni con macchinari fatiscenti riverniciati e fatti passare per nuovi che non hanno mai funzionato. Quanti capannoni che non sono mai entrati in funzione. Quanti progetti rimasti solo sulla carta. Quanti imbroglioni si sono arricchiti con l'illecita gestione dei fondi. Quanti, e sono la stragrande maggioranza,, non hanno mai pagato nulla di nulla per le tante truffe effettuate con la complicità di funzionari e, soprattutto, di politici che ne garantivano l'impunità. Quanti fondi europei sono finiti nelle mani della 'ndrangheta o di loro accoliti incensurati e colletti bianchi al di sopra di ogni sospetto. Basti pensare che l'Irlanda in alcuni periodi ha percepito le stesse cifre della Calabria ed ha registrato fortissimi tassi di crescita economica. In egual modo la Polonia. Come mai con le stesse cifre altrove i fondi comunitari determinano ricchezze stabili e produttive mentre in Calabria non modificano nulla. La risposta è semplicissima. In Calabria impera la corruzione politica, la corruzione dei burocrati, l'egemonia degli imprenditori fasulli e truffatori, il controllo del territorio da parte della 'ndrangheta e spesso e sovente anche il controllo delle attività economiche utilizzate per riciclaggio dei proventi delle fiorenti attività illecite e tutto si vanifica determinando l'arricchimento di pochi e il continuo impoverimento di molti. Il tutto con l'obiettivo di controllare una società immobile, abituata all'assistenzialismo e all'illegalità diffusa quale unico vero modus vivendi quotidiano. In questo contesto i Fondi della Comunità europea sono stati una bella cuccagna per affaristi e politici. Alla faccia della Calabria e dei calabresi. E' anche necessario sottolineare che qualche iniziativa valida, legale e positiva in 32 anni è nata e si è anche solidificata, ma essendo queste numericamente molto esigue, non sono altro che delle eccezioni che confermano la regola. Un fatto è certo. In 32 anni di finanziamenti la Calabria povera era e povera è. Ma mai nessuno è intervenuto seriamente, compreso gli uffici di Bruxelles. Forse a tutti conviene così. Tanto in Calabria nessuno mai si lamenta o si ribella.. Ora per il periodo 2021 - 2027 la Regione potrà usufruire di ben due miliardi e mezzo di euro che si sommano ad altri due miliardi e mezzo di fondi statali. Ben 5 miliardi di euro. Una cifra mostruosa che se ben utilizzata potrebbe far svoltare la Calabria. Chissà se cambierà qualcosa o se anche una cifra così enorme sarà un nuovo grande bluff e nel 2027 la Calabria sarà ancora l'ultima regione d'Europa. Ai posteri l'ardua sentenza.
Gianfranco Bonofiglio

L'economia calabrese era già alla canna del gas in periodo pre-coronavirus ed è sempre stata una economia debole, assistita e strutturalmente incapace di radicarsi in una realtà ancorata all'assistenzialismo e saccheggiata sistematicamente da una politica e da una burocrazia corrotta oltre che essere ostaggio di una criminalità sempre più potente. Ed è ovvio che in una simile situazione di partenza la crisi dovuta al Covid-19 non poteva che essere ancora più devastante in economie deboli e traballanti come quella calabrese. A lanciare l'allarme la Confcommercio che valuta in ben novemila le imprese a rischio chiusura. Una cifra enorme e che contempla ben 23.000 posti di lavoro a rischio che in Calabria non sono bruscolini. I dati della Confcommercio sono il frutto di uno studio condotto da Format Research. "A causa del lockdown, si evidenzia nel report, molte imprese hanno visto azzerare le proprie entrate: l’87% delle imprese del terziario - si legge in una nota dell'Ansa - della regione sono in difficoltà e il 59% degli imprenditori ha dichiarato che il periodo più difficile per quanto riguarda il fabbisogno finanziario è quello compreso tra aprile e settembre 2020. “I dati parlano chiaro: la crisi – ha detto il presidente della Confcommercio Calabria Klaus Algieri – non è alle spalle, ma avanti. Per questo abbiamo intenzione di sottoporre lo studio ai nostri politici, come base di analisi per la progettazione futura, affinché tengano conto delle difficoltà delle nostre imprese per pensare al futuro in modo strutturato. È fondamentale porre in essere misure che consentano una stabilità per le imprese”. La crisi scaturita a causa della pandemia – secondo quanto riferito durante la presentazione dei dati dal presidente di Format Research Pierluigi Ascani – avrà pesanti ripercussioni - continua la nota Ansa - sull’occupazione. “Il 62% delle imprese della Calabria – ha sostenuto Ascani – ha adottato o è in procinto di adottare la Cig. Il 32% delle imprese ha già ridotto il personale e il 40% prevede di farlo nei prossimi mesi se la situazione non migliorerà”. Le imprese del terziario (commercio, turismo, servizi) della Calabria – riporta lo studio – sono oltre 94 mila, costituendo il 73% dell'intero tessuto imprenditoriale extra agricolo del territorio. La sospensione delle attività ha comportato la paralisi del tessuto produttivo calabrese e il terziario rischia di perdere nel 2020 circa 2 miliardi di valore aggiunto".


 

 

Franco Laratta, già deputato per due legislature e già membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ismea, nella sua nuova veste di Presidente del Consorzio italiano per le Assicurazioni in Agricoltura, prestigioso incarico al quale è stato chiamato a inizio mese, ha incontrato, rendendosi subito operativo, i rappresentanti di Coldiretti Cosenza e di Generali Italia Assicurazioni. Obiettivo dell'incontro la discussione sugli strumenti assicurativi con i quali gli agricoltori possono tutelarsi nei confronti dei rischi legati ai mutamenti climatici. Nonostante negli ultimi anni siano sempre più numerosi gli imprenditori agricoli che ricorrono al pagamento del premio assicurativo per tutelare i loro raccolti e la loro produzione, il numero degli stessi rimane ancora basso. Probabilmente ciò è dovuto alla scarsa percezione dei possibili rischi che, invece, in realtà sono sempre più alti. La stessa Coldiretti nell'ambito dell'incontro ha illustrato i dati sulle assicurazioni in agricoltura in Calabria. Nel 2019 si è registrato un incremento del valore assicurato rispetto all'anno precedente del 17,3% e dei premi del 33,5%. Le superfici agricole assicurate hanno raggiunto i 3.308 ettari. Il Presidente Laratta ha sottolineato l'esigenza che le compagnie assicurative possano impegnarsi maggiormente nell'offrire servizi assicurativi che tutelino le colture. Il neo presidente ha concluso l'incontro esortando gli agricoltori, le associazioni di categoria, gli esperti e la Regione "nel lavorare insieme per ottenere maggiori tutele assicurative in seguito ai danni da mutamenti climatici".
Redazione
 

Camillo Nola, imprenditore agricolo e cooperatore, a conclusione dell'assemblea di Confcooperariva Calabria che associa oltre 200 tra cooperative e banche di credito cooperativo, è stato rieletto per un secondo mandato alla Presidenza. Lo stesso Nola ha aperto i lavori dell’assemblea con una relazione ricca di spunti e progetti da mettere in atto in questo momento difficile di emergenza, reso ancora più complesso nella nostra Regione dalle problematiche ataviche che ci portiamo dietro. In quest’ottica di piena coscienza delle difficoltà, ma al contempo di bisogno di una visione positiva per il futuro, Nola nella sua relazione ha evidenziato: “Questo scenario complesso, cui forse siamo abituati per non dire assuefatti, aggravato ulteriormente dalla crisi generata dalla pandemia, non deve far disperare; il nostro modello è basato su una visione di futuro, sulla capacità di affrontare le crisi con resilienza e di elaborare soluzioni innovative. A dimostrare la valenza del nostro modello c’è lo studio di Alleanza che evidenzia come la Calabria sia la prima regione in Italia per percentuale di cooperative guidate da giovani sul totale e in tanti altri casi i giovani siedono nel CdA o sono soci.”  E ancora, un altro passaggio chiave è stato rivolto al mondo delle banche, di credito cooperativo e non: “Un augurio che spero, oggi più che mai in un contesto socio-economico difficile come quello calabrese e ancor di più minacciato dalle conseguenze delle misure di contenimento determinate dalla pandemia, si possa trasformare in una concreta sinergia tra finanza e impresa Cooperativa in grado di preservare i valori essenziali nel pieno rispetto delle regole che normano l’attività bancaria.” Ad arricchire il dibattito, oltre agli interventi di numerosi Soci, in rappresentanza delle cooperative iscritte,  il discorso puntuale e qualificato dell’Assessore regionale On. Gianluca Gallo,  che ha evidenziato come sia fondamentale in questo momento il ruolo della cooperazione e come ci debba essere un dialogo franco e aperto tra istituzioni e corpi intermedi di rappresentanza per costruire le politiche di Welfare e Agricoltura; inoltre, l’assessore ha voluto sottolineare il suo impegno per una rivisitazione condivisa delle regole per un Welfare e un Terzo Settore più sani e forti in Calabria. Il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, che ha voluto porre l’accento sul ruolo fondamentale che oggi deve avere la sussidiarietà nella cooperazione e nella società, anche per ovviare alle difficoltà legate al Coronavirus e alle sue ricadute  socio-economiche; il Senatore ha inoltre acceso un faro sulla Legalità e sull’essere vigili, affinché in questo momento storico il mondo della Cooperazione e del Terzo Settore non vengano “usati” e inquinati dalle Mafie, che devono essere sempre più attenzionate in quanto, al giorno d’oggi, non sono più un fenomeno solo del Mezzogiorno e purtroppo neanche solo italiano, ma globale. Le conclusioni della giornata sono state tratte da Maurizio Gardini, Presidente Nazionale di Confcooperative, che ancora una volta ha mostrato il suo apprezzamento per l’azione di Confcooperative Calabria e del suo gruppo dirigente e operativo, in particolar modo per l’opera di sostegno compiuta nei confronti delle cooperative e dei territori in questi mesi complessi. Il Presidente ha sottolineato più volte che il nazionale sarà al fianco della confederazione regionale, perché solo se si coopera e si lavora insieme è possibile trovare soluzioni inclusive per la crisi che stiamo vivendo.  Oltre al nuovo presidente è stato eletto il consiglio regionale arricchito da new entry, tra cui molti giovani cooperatori e donne cooperatrici, e sono stati scelti i sei delegati che parteciperanno all’assemblea di Confcooperative per l’elezione del nuovo presidente nazionale. Un momento di condivisione, discussione e democrazia che dimostra ancora una volta come la cooperazione sana in Calabria sia radicata, forte e resiliente, ed abbia ancora tanta voglia di fare e dire la sua.
Redazione

I più recenti dati Istat in relazione al numero delle pensioni erogate confermano il record europeo della Calabria che detiene la percentuale più alta di pensionati fra tutte le regioni degli Stati europei in rapporto agli abitanti. In Calabria i residenti risultano essere 1.975.000 ma i "veri residenti" non sono più di 1.800.000 essendo molti i calabresi che pur vivendo, per studio o per lavoro, fuori dalla Calabria mantengono per una vasta serie di motivazioni la residenza presso le famiglie d'origine. Su 1.800.000 abitanti effettivi le pensioni erogate risultano essere 770.003 comprese le 122.198 pensioni di invalidità civile con o senza accompagnatore. Una cifra che corrisponde al 43% della popolazione reale. A tale enorme e spropositata cifra si aggiungono i circa 80.000 percettori del reddito di cittadinanza e i circa 110.000 dipendenti pubblici. Si arriva ad un milione di abitanti che non fanno parte delle categorie produttive in senso stretto. I rimanenti 800.000, sottratti i 300.000 minorenni e studenti, formano la vasta platea di disoccupati e di Neet, cioè coloro i quali il lavoro non lo cercano più, oltre ai circa 200.000 artigiani, partite ed imprenditori. Una platea talmente esigua che ben esprime la fragilità sociale ed economica della Calabria. Terra sempre più di assistenza e sempre più lontana da una possibilità di vera produzione e di fucina di ricchezza. Tali cifre impietose e drammatiche sono il frutto di almeno due decenni di progressiva spoliazione delle nuove generazioni che, appena formate sul piano scolastico e universitario, non hanno altra scelta che andare altrove per trovare un lavoro. Ben 300.000 i giovani che negli ultimi 20 anni hanno abbandonato la Calabria. Una cifra drammatica che ha condotta l'età media calabrese ai 57 anni. La più alta d'Europa. Con il tasso di denatalità sempre più forte considerando che i giovani vanno via e con il tasso di emigrazione costante l'Istat ha calcolato che con tale tendenza nel 2050, fra soli 30 anni, la popolazione calabrese sarà di 1.200.000 abitanti la cui maggioranza sarà ultrasessantacinquenne. Una regione di soli anziani. Una terra senza giovani e, di conseguenza, senza speranza alcuna. Del resto con la classe politica che la Calabria ha sfornato negli ultimi 20 anni, classe politica a livello nazionale praticamente inesistente, la realtà non poteva che essere questa. E se si è giunti a tal punto la colpa è dei calabresi stessi che non hanno mai voluto veri cambiamenti. A pagarne le conseguenze i nostri giovani. "Ogni popolo merita la classe politica che sceglie", amava ripetere Socrate nelle sue lezioni filosofiche nell'antica e dotta Grecia. Aveva ragione.

Redazione

Le motivazioni storiche, antropologiche e culturali della rassegnazione tipica di alcune aree del Mezzogiorno ha origini antiche. Le continue dominazioni, l'eterna guerra fra poveri, la naturale propensione ad essere più realisti del Re, a fare la gara per ossequiare il potente di turno sono mali atavici della nostra terra. Ma oggi, ancora una volta la terra di Calabria si trova avvolta da un fenomeno di regressione economica, culturale e sociale al quale, come sempre, non corrisponde alcuna reazione ma, come insegna l storia, la più cupa rassegnazione condita da un radicato individualismo e dalla totale assenza di una qualsiasi identità. Oggi la Calabria vive una recrudescenza di una crisi economica avviata nel lontano 2008 e che non si è mai sopita. Ed è naturale che nell'ambito di una struttura economica debole e già sofferente la crisi dovuta al Covid-19 non potrà che avere effetti dirompenti. La composizione sociale calabrese è quella di una tipica realtà assistita ed improduttiva. Su 1.800.000 abitanti reali ( i residenti sono 1.975.000 ma in molti vivono altrove conservando la residenza in Calabria per i più svariati motivi) ben 751.000 sono coloro i quali percepiscono una pensione a vario titolo, ben 107.000 sono i dipendenti pubblici e circa 80.000 i percettori del reddito di cittadinanza. Quasi un milione di calabresi si inquadra in queste tre categorie. Circa 300.000 fra minorenni e studenti. Oltre 300.000 tra disoccupati e chi il lavoro non lo cerca più. Il restante compone un tessuto di piccole imprese, partiti Iva ed imprenditori da sempre deboli e poco incisivi. Lo dimostra la irrisoria percentuale di esportazioni dei prodotti calabresi nel panorama nazionale, un 2% scarso. In tale contesto di pura assistenza si alimenta ed è oramai radicata anche nelle nuove generazioni quella cultura dell'assistenza nella quale cresce il voto di scambio, la corruzione e l'illegalità quale unico modello di vita. Quale unico sistema sociale possibile. Con la rassegnazione che mai nulla potrà cambiare. Per tutte queste motivazioni la Calabria è l'unica regione italiana dove non è mai nata una società civile degna di esser l'anticorpo con il quale ridurre il tasso di illegalità. Non è mai nata una vera cultura antimafia. Non è mai nata una vera cultura della legalità. Anzi chi combatte per la legalità è vilipeso, odiato, emarginato non dalla mafia ma dalla società. Se Peppino Impastato fosse nato in Calabria e fosse stato ucciso dalla 'ndrangheta nessuno lo avrebbe mai ricordato e nessuno ne avrebbe mai parlato. Infatti gli eroi antimafia in Calabria, nonostante vi siano stato tanti calabresi uccisi per non pagare il pizzo, o per essersi ribellati al potere criminale, non esistono. n luogo, la Calabria, dove delinquere è lecito, dove esercitare il potere politico attraverso la corruzione garantisce l'eternità politica. Garantisce il potere a vita. Dove Tangentopoli nel 1992 non ha scalfito nulla di nulla, dove a gestire sono sempre gli stessi e qualora dovesse cambiare qualche nome rimane identico il modello, il sistema del potere, del consenso del voto, dello sfruttamento e del continuo saccheggio delle risorse pubbliche. Basti accennare alla sanità, ai fondi della Comunità Europea, alla gestione dei rifiuti, e l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Basti pensare ai privilegi consolidati dei politici, allo spreco sistematico della Regione Calabria, verto centro del malaffare da sempre, alle centinaia di opere incompiute disseminate sul territorio costate centinaia di milioni di euro che nessuno riesce a comprendere dove siano finiti. Basti pensare a come tutti i miliardi di euro che la Comunità Europea ha destinato alla Calabria nei decenni non abbiano, di fatto, costruito nulla di nulla e di duraturo. L'elenco degli sprechi, dei carrozzoni regionali, dei finanziamenti per varie iniziative poi trasformatesi in drenaggio di fondi per politici corrotti e per quella selva oscura del mondo della sottopolitica, quel "mondo di mezzo" di lecchini, portaborse e famelici che vivono solo di politica e di intrallazzi. Un "sistema", inviolabile, inscalfibile. Eterno. Ai calabresi onesti, ai giovani volenterosi, ai calabresi che nascono con le stimmate dell'onestà che in Calabria è una colpa mortale che li destina al certo fallimento rimane una sola strada: andarsene altrove dove il merito, le capacità e la volontà sono ancora delle qualità. E non rimanere in un luogo dove regna l'omertà, la violenza, la corruzione. Da sempre e per sempre. Con una Calabria, terra bellissima, ma afflitta dal suo eterno immobilismo.
Redazione

Editoriale del Direttore